
venerdì, settembre 19, 2008
DUE PASSI IN BORGOGNA II

martedì, settembre 16, 2008
DUE PASSI IN BORGOGNA

venerdì, settembre 12, 2008
BOTTIGLIE FELICI
Sori Tildin 1993 Gaja
Colore da manuale del tifoso del toro, granata acceso, guizzante di rubino scuro. I profumi non colonizzano il raggio di 1 metro dal bicchiere, come altre volte mi è capitato. Si sente il frutto scuro, la liquirizia "tiepida", come una crema al naso, questa è stata la sensazione. Piacevole, ma purtroppo non mutevole, nel profumo non c'è vento, "l'immagine olfattiva", bellissima, resta ferma. Al palato piaciuto di più, si capisce che è roba importante, avvolge che è davvero un piacere, nasce anche una ciliegia sotto tartufo notevole. Visto che è Gaja e bisogna per forza sfruculiare...lo aspettavo un filinino più intenso di persistenza. Chiude dissolvendo dolce dopo un paio di minuti con Tre Bicchieri. Bevibilità alta.
Cornas 1996 - Clape
Da non credere il rosso porpora del colore, in fondo undici anni qualche ruga cromatica...niente de rien. Rosso e pure vivo. Pensando alle identificazioni olfattive mentre lo bevevo, in questo caso, non credo ci siano grandi discordanze. Oliva nella zona di Cornas si pronuncia Clape. Quasi come il suono dell'applauso. Infatti. Anche un bel contorno di pepe, carne di volatile al sangue, erbe balsamiche, poca cipria. Buono e succoso il gusto, ancora pieno di frutto, sembra davvero al suo Punto G., (Giusto, Good, God, Godimento...). Un filo di volume e complessità maggiore in bocca non mi sarebbe dispiaciuta, anche se è un vino d'equilibrio seppur di seduzione e forse più di pelle che di testa. Trois verres beaucoup. Bevibilità altina parecchio.
Barbaresco ris. Montestefano 1999 - Produttori di Barbaresco
Vino molto mobile e godibile da ora, penso potrà durare ancora molto, forse acquisire complessità al naso, anche se non vorrei perdesse quella viola, quel roseto carnoso e quella menta che faceva capolino dopo 3 ore. In bocca è equilibrato già ora, anche se il tannino vibra, ma a me piacciono così i nebbiolo. Nè troppo giovani nè troppo vecchi. Di sicuro, bevendo i vini dei produttori da vent'anni abbondanti, consiglio sempre l'apertura molto anticipata, almeno 3 ore prima.
Brunello riserva 2001 Canalicchio - Franco Pacenti
Pacenti conferma una bevibilità straordinaria e profumi netti di amarena, timo, terra, cuoio, davvero molto puliti e intensi, grande naso. Forse solo in bocca è ancora duretto come acidità, qualche anno di bottiglia spero gli darà quella souplesse che lo renderà davvero grandissimo. Già ora ha un finale lunghissimo...
martedì, novembre 20, 2007
GOUDRON, CHE CATRAME SUONA MALE
Quindi se è il solo aroma terziario in un vino, lo trovo sovente troppo acre, coprente, monoliticamente statico. Eppure nelle guide, nei testi di vino, è considerato, quasi sempre, un elemento, un atout positivo a prescindere. Insomma, è certamente una questione di gusto, ma preferisco i profumi fruttati, la freschezza di un vino anche con un decennio sull'etichetta.
martedì, ottobre 30, 2007
PUNTEGGI DI VISTA
Mi riferisco alla valutazione in centesimi, quella lanciata decenni fa dal critico statunitense Robert Parker, il più noto guru e amplificatore mediatico del nostro magico liquido.
Se il signor Parker valuta un vino sopra ai 95/100, state certi che quell’annata subirà immediatamente un’impennata di valore economico e addirittura, e qui lo trovo molto ingiusto e scorretto, persino le annate successive saranno facilmente aumentate di prezzo, magari già dalla fonte.
I casi in Italia e Francia si sprecano, un po’ come il premio di Miglior Vino del Mondo conferito dal mensile USA Wine Spectator’s. Ricordiamo il Solaia 1997, Ornellaia 1998, vini che ho bevuto, molto buoni, ma nonostante ciò difficilmente li metto tra i miei memorabili assoluti.
Si deve anche considerare che Parker ha come metro di giudizio i grandi vini bordolesi, percui vengono spesso iper valutate bottiglie che hanno appunto quei vitigni al loro interno. E ad esempio, viene da sempre penalizzato il pinot noir e la Borgogna.
Per quanto riguarda il piccolo di queste pagine virtuali, non ho la smania né la presunzione di dare punteggi assoluti. Quindi quando vi capita di trovarli nel mio blog, considerate sempre che sono relativi e riferiti a quella bottiglia e quella situazione specifica. Un’altra volta e un’altra bottiglia (magari anche con un altro abbinamento gastronomico), il punteggio potrebbe variare. Molto è relativo, insomma.
Senza voler far polemiche né permettermi di dare del furbo mercante a mister puntiParker, un solo consiglio: prendete i punteggi con le pinze, preferendo il vostro giudizio relativo ed empirico come termine di paragone. Sempre a meno che vogliate fare business trading con il vino. In questo caso, i punti di Parker e non solo, sono la mappa del tesoro economico ideale.
domenica, settembre 30, 2007
AGNELLO E CABERNET

Il menu comprendeva salumi di apertura, poi tortino di risotto e costolette scottadito speziate e piccanti con piccolo pesto di menta e pinoli, Dopodichè un Gigot d’agneau (coscio d’agnello) al forno con patate cotte nel suo grasso. E formaggi a pasta molle francesi (brie e camembert di chevre). Insomma con la solita scusa del’abbinamento, ieri sontuosa batteria di vini della Gironda, altresì definiti bordolesi. Più che cabernet come nel titolo impreciso, ci siamo bevuti, la formule, quella sapiente e secolare abilità nel "mescolare" vitigni opposti ma complementari. Quindi cabernet sauvignon in grande prevalenza, ma in mix con merlot, cabernet franc e a volte anche il petit verdot.
Pauillac e Pessac-Leognan le due denomination degnamente rappresentate nlla degustazione, la prima la più nobile, la più settentrionale e nota proprio per vini austeri, “seri”, a grande percentuale di cabernet sauvignon. I Pessac invece meno classè, e con un’alta percentuale di merlot, da qui la scadenza che li caratterizza. e le caratteristiche sono venute fuori nette, precise, inflessibili.Il classico profumo di frutto scuro, di affumicato, scatola di sigari (soprattutto i Pauillac) e peperone arrostito Secondo me c'è sempre, in un grande bordeaux, l'assenza di inutili frivolezze e superfluità.
E fa sempre effetto leggere gradazioni non superiori ai 13° per così tanta "materia". Oltra alla famosa capacità di invecchiare decenni e di dare il meglio di sé prorio con lungo invecchiamento in bottiglia.
E' difficile descrivere i profumi balsamici sfaccettati del Mouton - Rothschild '89, campione della giornata, senza rischiare un mera sfilza di descrittori, che quando vengono letti, sembrano un elenco. Mentre quando si rivelano al naso, si capisce che seguono un'invisibile "sintassi" e "grammatica" del vino. Se sono buoni, e questi lo erano tutti, a loro modo e livello, ci si trova in bocca la storia del vino, immutabile da secoli, ma mutevole nel bicchiere. Chapeau n'est pas?
Le prodezze della giornata per me sono stati il naso tridimensionale all'ennesima potenza del Mouton, con quell'interminabile profumo di menta candita e una bocca suadente e ancora "giovane" nel tannino.. Al secondo posto la piacevolezza assoluta sia di profumi che di bocca nell’Haut Brion, meno dinamico degli altri ma seducente e probabilmente più equilibrato di tutti, con un po' di intensità in più sarebbe stato il più buono....Poi il sigaro del Lafite, peccato per la bocca non dolce nella trama, come spesso mi è capitato, questo chiude amarognolo e poco espansivo, forse ancora indietro. A prescindere dalle annate, però ha una bevibilità alla goccia. Un Latour in piccolo il Pichon Longueville Baron e bella sorpresa il Pape Clement, che non bevevo da una vita, classico, preciso, solo un pelo di animalità di troppo per il mio gusto.
Furoi dalla Gironda poi, finalmente, il primo Alceo, bordolese di Greve in Chianti, che mi è piaciuto e parecchio, dopo altre tre volte ('98 - '99) meno fortunate. Nessun timore di fronte ai suoi "ispiratori", lungo, pulito ed elegante. Molto buono.
E che meraviglia lo champagne Vecchie Vigne di Egly Ouriet che riesce ad accendere il palato anche alla fine di una bevuta come questa. Oltre ad un Chatau Montrose 1982, purtroppo difettata, a lista completa, con i punteggi dati, comprendeva :
Champagne '02 Chauvet 85/100
Cabernet Sauvignon 1998 Mondavi – Napa Valley 80/100
Chateau Haut-Bailly 1995 – Graves 85/100
Chateau Pape Clément 1995 - Péssac-Leognan 91/100
Chateau Lafite- Rothschild 1994 - Pauillac 92+/100
Chateau Haut-Brion 1994 - Péssac-Leognan 94/100
Chateau Mouton –Rotschild 1989 - Pauillac 96/100
Ch. Pichon-Longueville Baron 1998 - Pauillac 92/100
Vigna d'Alceo 1997 Castello dei Rampolla - Greve in Chianti 92/100
Champagne v.v. Les crayères Egly-Ouriet ) 92+/100
martedì, settembre 25, 2007
COMPLEANNO

Clos de la Roche 1999 - Armand Rousseau questa volta questo gran cru mi è piaciuto. Finora per le poche annate provate, sia di Rousseau che di altri produttori, non mi aveva sconvolto. Questo anche se si sente che ha ancora davanti un gran numero di anni/potenziale è davvero buono. Non è esile, è equilibrato. Il fruttino, la lavanda non invadono mai, armonia. In bocca è giovane ma dal tannino setoso, grande freschezza e persistenza. Trois verres beaucoup.
Dettori Romangia 2000 strano davvero. Il meno identificabile, profumi un po' troppo avanti per l'annata, leggera ossidazione. Mentre in bocca è esplosivo, grazie anche ai 16,5° di alcol, anche troppo, però è molto piacevole nella sua "naturalità" ma non pulitissimo. Finale interminabile. Da amarone. c'era anche un grandissimo Riesling Spatlese 1979 ma il nome non lo ricordo proprio, aveva un'aquila leggermente inquitante in etichetta e il colore era quello dell'oro antico.

